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Tancredi che Clorinda un uomo stima

Tancredi che Clorinda un uomo stima

Marco Piacentini

Sabato 13 aprile 2013, ore 17 - Auditorium Gianfranco Masini
Tancredi che Clorinda un uomo stima: i combattimenti dall’Appennino alla corte dei Gonzaga

Marco Piacentini, relatore

Sigsimondo d’India, dal 1. libro Musiche a voce sola: testi di Torquato Tasso
- Sovente allor che in sugli estivi ardori, musica sopra il basso dell’aria di Genova, parte I
- E diceva piangendo, parte III
- Forse avverrà se il ciel benigno ascolta, parte III

Monica Piccinini, soprano
Ioana Carausu, clavicembalo
Ascolti da: Claudio Monteverdi, 8. libro di madrigali: Il Combattimento di Tancredi e Clorinda

La Gerusalemme liberata: estratti da un copione di autore sconosciuto
Maggiarini e suonatori delle Compagnie del Maggio dell’Appennino modenese e reggiano

 

La presenza di forme di teatro musicale nella tradizione culturale popolare dell’ appennino tosco-emiliano, come il Maggio drammatico, affonda le proprie radici nel più vasto contesto dei riti di rinnovamento stagionale di matrice contadina. Ad essi lo accomuna la centralità del motivo “agonistico”, della messa in scena cioè di una lotta e del suo lieto fine che, a prescindere dalla specificità delle vicende narrate, rappresenta la vittoria dell’estate sull’inverno: metafora della vita e del bene, che trionfano sulla morte e sulle forze del male.

La virtù messa alla prova dal “combattimento” in cui trova la sua massima espressione l’umana forza (d’animo e di corpo), è un topos dell’epica cavalleresca che in questa luce viene rivisitato dai “copioni” dei Maggi in forma di rappresentazione. Parallelamente, a quegli stessi soggetti, rintracciabili nei poemi epici del Pulci, del Boiardo, dell’Ariosto e del Tasso, si rivolgevano compositori come Sigismondo d’India e Claudio Monteverdi entrambi impegnati a mettere in musica alcune ottave della Gerusalemme liberata.

La commistione di stile narrativo e rappresentativo, in entrambi i casi sembra tradire una comune ricerca di soluzioni scenicamente efficaci, mentre il ricorso alle medesime fonti letterarie sembrerebbe svelare una lontana matrice comune risalente alla tradizione orale dell’antica chançon de geste.

 

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L'Orecchio del Sabato 2013

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